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La trasformazione delle nostre abituali “carezze”

Cosa sono le “carezze”?

Carezze? Oggi volevo riflettere con voi sul significato psicologico del termine e sull’importanza delle carezze che offriamo o riceviamo ogni giorno. Le “carezze” rappresentano il modo in cui le persone riconoscono l’esistenza dell’altro, bambino o adulto che sia, in modo verbale e non verbale.

Quando siamo piccoli, i grandi ci offrono carezze di riconoscimento indirizzate a nostri ben precisi atteggiamenti. E’ proprio per merito di queste carezze che crescendo rinforziamo sempre più questi comportamenti fino a farli diventare veri e propri lati del nostro carattere. In fase di sviluppo le carezze dei genitori o degli adulti di riferimento, di qualsiasi tipo esse siano, sono comunque meglio dell’indifferenza.

Per esempio…

Se io fossi una bambina tranquilla e moderata che però non riceve considerazione adeguata, potrei iniziare a comportarmi male. All’inizio sarebbero solo dei tentativi per vedere come si comporteranno gli adulti che mi stanno intorno. A quel punto se quei comportamenti definiti dai miei genitori “sbagliati” venissero rinforzati (gridando o mettendomi in punizione) mi troverei di fronte ad un bivio. Dovrei quindi scegliere se voglio comportarmi bene e sentirmi poco considerata oppure avere atteggiamenti “sbagliati”, ma essere al centro dell’attenzione delle persone importanti per me.

Purtroppo nell’età in cui si prendono tali decisioni (entro gli 8-9 anni) i bambini preferiranno sempre le attenzioni, di qualunque tipo esse siano, all’indifferenza. Nel loro processo di crescita questa decisione verrà ogni giorno rinforzata e confermata ad ogni arrabbiatura dei grandi. Prima dei 9 anni i bambini devono quindi decidere se essere riconosciuti positivamente e sentirsi importanti o riconosciuti negativamente e sentirsi di peso.

Ovviamente in ogni rinforzo bisogna esserci una sorta di coerenza interna tra ciò che il genitore dice ed il suo comportamento non verbale. Se coerente amplifica ancora di più l’atteggiamento del bambino. Se incoerente (padre o madre che lo sgridano ridendo) creerà più confusione nel capire cosa i genitori apprezzano o meno di lui come persona. Cosa succede col passare del tempo? Più si sono rinforzati alcuni comportamenti e più sarà difficile modificarli in quanto il cambiamento verrà percepito come fonte di incertezza e quindi pericoloso.

Come potrei modificare le mie abitudini?

E se crescendo trovassi dei professori o degli allenatori che iniziassero a rinforzare i miei comportamenti “educati”, invece di quelli “maleducati” che farei?

Mi approccerei a loro con diffidenza (ovviamente in modo totalmente inconscio vista la mia età). Se poi loro mentre io continuo a testare le loro reazioni alla mia maleducazione continuassero a sottolineare i miei atteggiamenti positivi, allora potrei quasi fidarmi. Potrei pensare che forse esistono persone diverse dai miei genitori e che forse vale anche la pena comportarmi con queste persone in maniera diversa da come mi comporto in casa. Questo sarebbe l’inizio, se non del mio cambiamento, sicuramente della possibilità di prendere in considerazione un’alternativa a quanto ho fatto fino ad oggi.

Carezze e consigli per l’uso:

Ora vi chiederete… “Dove vuole arrivare?”. Vorrei arrivare a riflettere con voi su ciò che diciamo e facciamo per gli atri e su ciò che gli altri dicono o fanno per noi. Tenendo in considerazione quanto detto fin qui,  ho dei suggerimenti per chi sente che qualcosa di ciò che ho scritto lo riguarda in prima persona:

  • date carezze spontaneamente, è sempre il momento buono per dire una cosa positiva all’altro;
  • chiedete carezze quando ne avete bisogno, se vi risponderanno che non sono del giusto umore per farlo, non demordete e provate di nuovo con qualcun altro, c’è qualcosa di bello in un abbraccio e nessuno è mai riuscito ad abbracciarsi da solo;
  • accettate le carezze degli altri senza svalutarle “è molto interessante ciò che hai scritto!” e dentro di voi pensate “Di sicuro l’ha detto solo per farmi contenta”;
  • rifiutate le carezze che vi svalutano e spiegate a chi vi sta di fronte il motivo per cui vi sentite svalutati;
  • date carezze a voi stessi, non è vero che “chi si loda si sborsa” piuttosto è vero che se siamo persone consapevoli conosciamo molto bene i nostri pregi e i nostri difetti e se non li accettiamo noi, chi potrà farlo?

Il tutto servirà ad ampliare la vostra capacità di essere intimi, consapevoli e spontanei sia con noi stessi che con gli altri. Il mondo potrebbe essere un posto migliore se tutti ci impegnassimo per renderlo tale.

Se avete dubbi o domande in merito scrivetemi.

Buon inizio settimana.

 

 

Il cambiamento verso la crescita

Le origini

Berne (1964b) sosteneva che l’uomo avesse tre possibilità di apportare qualche cambiamento al proprio copione di vita: la psicoterapia, la casualità (destino) e la forza dell’amore (definita da Zenone “physis”). Per riassumere l’uomo può essere considerato come un insieme di energie dinamiche. Energie tendenti a ristabilire l’equilibrio, a diminuire le tensioni e a evitare di creare problemi a se stesso, agli altri o all’ambiente che lo circonda (Berne, 1968).

La spinta al cambiamento

Gli individui sono spinti verso il cambiamento: dall’insoddisfazione del comportamento, del pensiero o dei sentimenti che li animano; dal desiderio di comportarsi, pensare o percepire in modo diverso dal passato; e dalla ricerca di carezze (Woollams & Brown, 1978). Proprio quest’ultima rappresenta una delle motivazioni di base, seconda solo al bisogno dell’individuo di confermare i modelli mentali su cui fonda la sua sicurezza e in funzione dei quali si crea delle aspettative rispetto al mondo rafforzando le sue connessioni sinaptiche. È attraverso l’obbedienza che i bambini ottengono carezze dai genitori e per via dell’uniformità con la quale le ricevono in famiglia, crescono con la convinzione che quei dettati psicologici siano anche quelli del mondo in senso lato (Klein, 1983).

Il cambiamento nella stanza di terapia

Proprio proiettando l’importanza di ricevere carezze al contesto terapeutico possiamo capirne la doppia utilità: da un lato, le carezze date dal terapeuta o dal gruppo come risposta ad un comportamento nuovo dell’individuo rappresenteranno per lui uno sprone a continuare a comportarsi in modo diverso dal suo copione, dall’altro avrà la possibilità di allontanarsi dai vecchi schemi, in quanto, se le carezze sono disponibili il paziente pur di continuare ad averne, potrebbe fare quasi tutto, persino cambiare (Woollams & Brown, 1978).

Basandoci su questi presupposti teorici e sulle prime concettualizzazioni di Berne (1961; 1964b) in merito, si può affermare che lo scopo del lavoro terapeutico in Analisi Transazionale sia la conquista di una comunicazione diretta tra la componente affettiva e quella cognitiva della personalità come affermato da James e Jongeward (1971). In questo modo il cambiamento può essere rappresentato come un continuum in cui corpo, pensieri, emozioni e comportamento si manifestano e si muovono costantemente, verso la riattivazione del processo trasformativo (Cavallero, 1998; 1999) in favore della funzionalità dell’A Integrante.

Quando ho intrapreso il percorso personale di terapia, ho provato un senso di gratitudine nei confronti del mio terapeuta che per primo mi ha mostrato le mie capacità nel compiere delle scelte per modificare la mia vita. Come professionista, tendo a far leva sulla parte sana di ogni paziente e sulla possibilità di ognuno di riconoscere il suo personale bisogno di ampliare o riattivare le facoltà decisionali di cui è in possesso, ma che non riesce ad utilizzare in modo costruttivo per se stesso.

Bibliografia

  • Berne, E. (1961). Analisi Transazionale e Psicoterapia. Roma: Astrolabio, 1971.
  • Berne, E. (1964b). A che gioco giochiamo. Milano: Tascabili Bompiani, 2004.
  • Berne, E. (1968). Guida per il profano alla Psichiatria e alla Psicoanalisi. Roma: Astrolabio, 1969.
  • Cavallero, G. C. (1998). La decontaminazione. In: Novellino, M. (1998). L’approccio clinico dell’analisi transazionale. Milano: Franco Angeli.
  • Cavallero, G. C. (1999). Il cambiamento atteso durante la fase di decontaminazione. Costellazioni, 3, 19-25.
  • James, M., & Jongeward, D. (1971). Nati per vincere. Milano: Edizioni San Paolo, 1987.
  • Klein, M. (1983). L’autoanalisi transazionale. Roma: Astrolabio, 1984.
  • Woollams, S., & Brown, M. (1978). Analisi Transazionale. Assisi: Cittadella, 2003.

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