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Dietro le quinte della dipendenza affettiva

L’utopia dell’indipendenza assoluta

Partiamo col dire che l’indipendenza pura non è né possibile né auspicabile. Siamo e saremo sempre “essere sociali”, ma la dipendenza dall’altro, non il semplice ricercare un appoggio, può arrivare a diventare patologica.

La dipendenza affettiva colpisce quasi esclusivamente le donne (99%). Ci è toccato rappresentare il “sesso debole” per troppo tempo per poter credere di riuscire a scampare ad una dipendenza del genere.

La persona dipendente, che chiameremo per facilitare il discorso Andrea, ha dei tratti caratteriali ben definiti. Nel descrivere Andrea ve la presento:

  • soffre di una forte carenza di autostima che si basa su un forte senso di inadeguatezza;
  • crede di valere poco o nulla fuori dal suo ruolo di compagna/amica fedele e devota;
  • ha sempre bisogno di essere rassicurata;
  • vive nel terrore che l’altro la “abbandoni”;
  • si comporta come se non fosse meritevole di amore e attenzioni, e non chiede nulla per sé perché ha paura di stancare l’altro;
  • vive in funzione dell’altro e delle sue necessità, in una condizione di cronica assenza di reciprocità;
  • crede che occupandosi continuamente ed esclusivamente del partner la loro relazione diventerà stabile e duratura.

Relazione disfunzionale

Con il passare del tempo, ripetendo e rinforzando questi comportamenti in diversi rapporti sia d’amore che d’amicizia, Andrea finirà per dimenticare cosa vuole e chi è e si comporterà come un’estensione dell’altro, facendo proprie le altrui richieste, bisogni e interessi e mostrando in questo modo dei confini di sé labili e sfumati. Andrea non si rende conto perché forse non l’ha mai sperimentato, che l’amore si basa sulla spontaneità, la condivisione e l’intimità in uno scambio continuo e un accrescimento costante e reciproco. Come in ogni rapporto, se sono solo io che ti cerco il nostro non è né amore, né amicizia, il nostro rapporto è un’illusione, un’illusione solo mia, in quanto ogni rapporto per essere tale si dovrebbe basare sulla reciprocità e sulla condivisione, di due individui con progettualità comuni e stessa volontà di rendere felice l’altro.

Nel Paradiso della relazione perfetta di cui Andrea crede di far parte, lei svaluta o giustifica gli atteggiamenti di rifiuto del partner. Lui si comporta in maniera sfuggente o estremamente bisognosa in quanto schiavo di altre dipendenze. Questo tipo di rapporti porta da sempre Andrea a investire molte energie sull’altro di turno e ben poche su di sé, ciò la condurrà a mascherare tale dipendenza affettiva dietro ai disturbi d’ansia e somatizzazioni.

Ora lasciamo tornare Andrea alle sua relazione paradisiaca e discutiamone…

La coppia sana

Udite udite… I rapporti si basano sugli scambi, verbali e non verbali, sulla condivisione di emozioni, di pensieri e di esperienze, si basano sull’importanza dell’unicità di ogni membro della coppia. Una coppia è sana e forte se i membri che la formano sono altrettanto forti caratterialmente, ciò non significa essere perfetti, né non aver bisogno di nulla, ma vuoi dire essere disponibile per l’altro, ma tenendo sempre presenti noi stessi. Se non amo me stesso, chi potrà amarmi?

Coltivate la vostra autostima, autostima non è una parolaccia, date valore alle vostre necessità, se non ricordate di cosa avete bisogno allora impegnatevi a riscoprire voi stessi, i vostri interessi e le vostre qualità, sperimentatevi nel vivere (che è ben diverso dal sopravvivere) e fate concretamente ciò che vi piace e vi gratifica. La vostra felicità non ha prezzo…

Ansiosa-Mente

Non solo Ansia

La persona ansiosa è come un’amante dell’arte che entra in un museo…

fa il suo giro senza guida. Passa di fronte ad ogni quadro, lo osserva e se ne allontana per passare al successivo. Poi, di fronte al quadro più importante del museo, si siede sulla panchina e si ferma ad osservarlo. Il quadro è grande, pieno di personaggi variegati e dipinti con bei colori. I protagonisti hanno espressioni facciali particolari dipinte sui volti e lei sta lì immobile e continua a guardare…

Immaginate ora che quel quadro e i suoi personaggi possano prendere vita… Immaginate che le loro vite vadano avanti e che invece il nostro protagonista, quello sulla panchina, continui a restare immobile, silenzioso osservatore delle vite altrui, che seppur lo interessano, non lo incuriosiscono abbastanza da tentare di vivere allontanando la paura e l’idea che  e lui lo facesse qualcosa di brutto potrebbe succedere.

Ora di sicuro se sto fermo, chiuso in casa, posso controllare e limitare le cose brutte o i brutti incontri che potrei fare, ma se sto fermo e chiuso in casa evito e limito anche tutto ciò che di bello potrebbe accadermi nella vita, evito la vita, la lascio scorrere e questo non può aiutarmi.

Questa è la persona ansiosa, una persona che è vittima di se stessa e dei suoi blocchi emotivi attraverso i quali non si permette di affrontare la vita sperimentando le proprie paure, ma preferisce tenersi in disparte ed osservare le vite altrui in modo da aggiungere altri elementi al suo album dei rimpianti.

Oltre l’Ansia

Il segreto sapete qual è? che ogni persona ansiosa ha tutti i mezzi e le competenze necessarie per affrontare la vita e superare le proprie ansie, non ha bisogno di null’altro…

L’ansia infatti può essere combattuta con semplici metodi:

  • non parlando dell’ansia (per evitare di rinforzarla mettendo “altra carne al fuoco” e produrre effetti contrari);
  • affrontando da solo ciò che lo spaventa  e preoccupa (quando si chiede aiuto gli altri ce ne danno perché ci vogliono bene, ma facendolo insinuano in noi il tarlo che senza di loro non ce l’avremmo fatta, e ciò porta a svalutare noi stessi e le nostre competenze);
  • affrontando ciò che ci spaventa, invece di evitarlo (la paura si combatte con il coraggio);
  • ascoltando noi stessi, i nostri pensieri, le nostre emozioni, potremo capire la nostra ansia e il suo funzionamento, e comprendere ogni giorno qualcosa in più su noi stessi e su come ci blocchiamo dal migliorare.

Buon lavoro a tutti!

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