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Noemi e Lucio: l’adolescenza difficile dietro l’omicidio.

L’omicidio

Una ragazzina di 16 anni Noemi, morta e un ragazzino di 17 anni Lucio, colpevole… erano fidanzati, sembrava fossero legati, in modo forse simbiotico, sicuramente morboso e poco sano. Dai racconti si direbbe che l’uno fosse dipendente dall’altra o viceversa, a seconda di chi espone la versione della sua verità.

Oltre le colpe

Non vorrei soffermarmi sulle colpe che ovviamente ci sono, ma secondo me non solo da parte di chi ha compiuto realmente l’atto in se stesso. Scrivo questo articolo per ragionare con voi sul dietro le quinte delle vite di questi due ragazzi che sono arrivati alle cronache come conseguenza del loro essere cresciuti in modo turbolento.

Sembra una guerra in cui si da la colpa alla famiglia che ha cresciuto il figlio più agitato. Lucio:  ha la cresta, sfascia i vetri di una macchina in sosta… Noemi: foto provocatorie e allusive come immagine di copertina di Facebook (si bacia sulle labbra con un’amica) e molte foto allo specchio con shorts, vestitini e poi i baci appassionati.

Adolescenze complesse

Questi due ragazzi non erano dei fidanzati nella norma e di questo non si parla… Possiamo definire normale Lucio, un ragazzo che a 17 anni guida abitualmente la macchina di famiglia? ha fatto tre trattamenti sanitari obbligatori  in poco tempo, fa piccole rapine sul territorio, sfascia i vetri delle macchine… a 17 anni??? Noemi invece col viso dolce ma maliziosa e smaliziata… Si iscrive su Facebook a 11 anni, con una quantità di foto indescrivibile, un trionfo dell’ego per una bella ragazza che sta crescendo e non ha timore di mostrarlo e mostrarsi a tutti… Una ragazzina che abitualmente usciva di notte senza farsi sentire dai familiari e capitava che andasse a fare sesso nei prati circostanti… a 16 anni ???

E se facessimo un passo indietro?

Dove sono finite le chiacchiere con le amiche? I primi amori che fanno battere il cuore, ma a cui non si rivolge la parola perché si ha troppa paura di un rifiuto? Dove sono finite le scorribande in motorino, il saltare la scuola come atto di ribellione al mondo che finiva in una sigaretta “scroccata”, come si dice a Roma e una gomma da masticare in bocca prima di rincasare per non permettere a mamma di accorgersi che avevamo saltato scuola? Qui si parla di adulti fatti e finiti, che solo sulla carta d’identità sono ancora adolescenti, ragazzini che parlano come i grandi, fanno cose da grandi e amano e uccidono come adulti. Ma entrambi i ragazzi non sono diventati così dal nulla… Hanno fatto dei cambiamenti che hanno richiesto l’appoggio o il dissenso degli adulti che ci circondavano.

Ma gli adulti, quelli veri, dov’erano mentre questi ragazzini crescevano a loro modo? Dove erano le famiglie di entrambi e soprattutto dov’erano i servizi sociali che avrebbero potuto evitare il disastro se solo fossero intervenuti per tempo? chi avrebbe potuto segnalare queste situazioni? i vicini di casa sicuramente no, amo il Sud ma purtroppo vige ancora l’idea che “panni sporchi debbano essere lavati in casa” quindi credo che i vicini sapessero, ma nessuno avrebbe mai segnalato la situazione… Però le scuole, quelle sì, avrebbero dovuto segnalare un ragazzo con comportamenti aggressivi, e una ragazza dipendente, ma non l’hanno fatto.

Attenzione e contenimento

Allora capisco, capisco famiglie che invece di disperarsi per la vita dei figli rovinata per sempre, come nel caso di Specchia, passano il tempo ad attaccarsi vicendevolmente… Non ho sentito nessuno, in nessuna intervista dire “forse non ci siamo accorti di qualcosa, forse dovevamo essere più presenti o esserlo in modo diverso”. A nessuno è venuto il dubbio che il problema non fosse il figlio dell’altra famiglia, bensì qualcosa che a livello educativo non era andato come doveva nella propria famiglia. Figli assassini e egocentrici, crescono in famiglie prive di empatia per l’altro…

Questa situazione poteva e doveva essere fermata prima che uno dei due perdesse la vita… Educativamente questi due adolescenti sono l’emblema di quanto vengano seguiti male a livello educativo i ragazzi, dalle famiglie e da molte istituzioni scolastiche; di quanto non vengano aiutati a crescere, capire, gestire ed esprimere le proprie emozioni; di quanto non vengano contenuti… E così succede che restino soli nelle loro stanze, di fronte ai loro pc, impegnati a costruirsi un’immagine di loro stessi da “vendere” al mondo dei social. Quest’immagine sarà da rinforzare costantemente per sentirsi accettati, capiti e unici, non comprendendo purtroppo che sarebbero stati unici anche senza tutto quello spreco di energie nel costruirsi una reputazione da “ribelle”. Quanta solitudine e indifferenza si nasconde dietro vicende che arrivano a degenerare in questo modo?

Figli: consigli per l’uso

E’ vero i figli crescono, non sempre è facile seguirli, parlare con loro, affrontare i loro dubbi… Ma l’ascolto di un genitore FA la differenza tra un figlio perso e un figlio che si sente accolto. Vi auguro di essere la spalla su cui verranno a piangere. La persona che li ascolterà dopo avergli chiesto come stanno, non il loro “braccio armato”, insegnate loro la pace non la vendetta e l’odio… Cerchiamo di lasciare in eredità ai nostri figli un mondo qualitativamente migliore di quello in cui noi siamo cresciuti, o almeno  proviamoci.

 

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