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L’arte di separarsi senza perdersi: “Io non vorrei lasciarvi andare”.

Quante volte ci è capitato di “perdere” qualcuno? o di percepire un allontanamento come una reale perdita dell’altro? magari semplicemente perché si allontana da noi per un periodo di tempo più lungo del solito…

Se la persona in questione è per noi una figura di rilievo a cui sentiamo di poterci poggiare, allora questo separarsi potrà essere accompagnato da dolore e potrà essere paragonato emotivamente a un lutto.

Come ci siamo “ridotti” così? Presto detto, forse quando eravamo bambini, per cause diverse, ma comunque dipendenti dai rapporti con le figure di attaccamento, non siamo riusciti ad acquisire una competenza che si sviluppa nei primi mesi di vita: la “costanza dell’oggetto”. Succede quindi che, nel momento dell’allontanamento da qualcuno non riusciamo a portare dentro di noi un’immagine della persona, ma ne ricordiamo solo alcuni “indizi” che da soli non bastano ad  affrontare il distacco imminente senza la forte sensazione di abbandono e perdita che ne sono la diretta conseguenza.

Come possiamo prevenire il “disturbo da sofferenza prolungata” (dicitura utilizzata dal DSM V per generalizzare la forte frustrazione e smarrimento in cui si viene catapultati sia per via di una perdita che di un lutto) e affrontare il mondo senza la vicinanza di alcune persone a cui teniamo molto?

Possiamo:

  • Fornire a noi stessi informazioni adulte (“il mio amico non muore, semplicemente si allontana da me, esiste il telefono e con internet ci sentiremo comunque”) e sviluppare modalità alternative per continuare ad avere un rapporto significativo;
  • Andare avanti nella nostra vita accettando la tristezza, viverla e “concedere a noi stessi il tempo di digerirla” (“la mia amica se ne va, perdo una quotidianità con lei e il suo appoggio costante, dato anche dal suo esserci fisicamente; se facessi finta di niente, metterei solo una maschera, posso essere triste”), infatti il dolore non andrebbe evitato bensì compreso, in quanto quel dolore dà conto di quanto quella persona sia importante per noi;
  • Evitare di punire la persona che si allontana da noi, o noi stessi in modo masochistico (“dato che se ne vanno vuol dire che per loro non conto nulla e quindi non li chiamo, così mi abituerò prima a stare senza di loro!”), nonostante la brutta sensazione di essere stati “abbandonati” in un deserto, assetati e  senza acqua;
  • Tenere a mente quanto abbiamo fatto e vissuto insieme.

Tutto questo ci permetterà di percorrere un processo interno attraverso cui si potrà trasforma l’assenza esterna in presenza interna.

E dopo cosa succederà? Conseguenza del distacco è un’iniziale chiusura a cui segue l’adattamento all’ambiente in una percezione di “assenza dell’altro”. Il Modello Duale utilizzato in Psicoterapia per la gestione del lutto, ma applicato anche alle perdite rilevanti, si basa sull’alternanza tra Perdita del legame e Ricostruzione in assenza del legame. Lo stress e l’ansia conseguenti dall’oscillazione risultano necessari al raggiungimento di un nuovo adattamento.

L’adattamento non sarà possibile né reale se non passerà attraverso l’elaborazione del dolore della perdita.

Vi lascio con quest’ultima considerazione: il dolore per l’assenza in fin dei conti non è altro che l’antitesi del legame. Se c’è dolore, è esistito un rapporto e con esso un legame, più sarà forte il dolore e più il rapporto sarà stato fondamentale.

Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale.

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