Blog

News, Approfondimenti e Curiosità

La trasformazione delle nostre abituali carezze

Oggi volevo riflettere con voi sul significato e sull’importanza delle “carezze” che offriamo o riceviamo ogni giorno. In senso psicologico, le carezze rappresentano il modo in cui le persone riconoscono l’esistenza dell’altro, bambino o adulto che sia, in modo verbale e non verbale.

Quando siamo piccoli, i grandi ci offrono carezze di riconoscimento indirizzate a nostri ben precisi atteggiamenti. E’ proprio per merito di queste carezze che crescendo rinforziamo sempre più questi comportamenti fino a farli diventare veri e propri lati del nostro carattere. In fase di sviluppo le carezze dei genitori o degli adulti di riferimento, di qualsiasi tipo esse siano, sono comunque meglio dell’indifferenza.

Facciamo un esempio: se io fossi una bambina tranquilla e moderata che però non riceve considerazione adeguata, potrei iniziare a comportarmi male, all’inizio sarebbero solo dei tentativi per vedere come si comporterebbero gli adulti che mi stanno intorno. A quel punto basterebbe che quei comportamenti definiti dai miei genitori “sbagliati” o “da maleducata” venissero rinforzati, sottolineati (gridando, parlandone o mettendomi in punizione), ed io allora mi troverei di fronte ad un bivio. Dovrei quindi scegliere se voglio comportarmi bene e sentirmi poco considerata oppure avere atteggiamenti “sbagliati”, ma essere al centro dell’attenzione delle persone importanti per me.

Purtroppo nell’età in cui si prendono tali decisioni (entro gli 8-9 anni) i bambini preferiranno sempre le attenzioni, di qualunque tipo esse siano, piuttosto che l’indifferenza. Nel loro processo di crescita questa decisioni verrà ogni giorno rinforzata e confermata ad ogni arrabbiatura dei grandi. Prima dei 9 anni i bambini prendono quindi una decisione basilare: essere riconosciuti positivamente e sentirsi importanti o riconosciuti negativamente e sentirsi di peso per le persone di riferimento.

Ovviamente nei rinforzi, positivi o negativi che siano bisogna esserci anche una sorta di coerenza tra ciò che il genitore dice ed il suo comportamento non verbale. Se coerente amplifica ancora di più l’atteggiamento del bambino, se incoerente (padre o madre che lo sgridano ridendo) ciò creerà solo più confusione nel bambino e più difficoltà nel capire cosa i genitori apprezzano o meno di lui come persona. Cosa succede col passare del tempo? Più si sono rinforzati alcuni comportamenti e più sarà difficile modificarli in quanto il cambiamento verrà percepito come fonte di incertezza e quindi pericoloso.

Mettetevi nei miei panni: se crescendo a scuola o in palestra trovassi dei professori o degli allenatori che iniziassero a rinforzare i miei comportamenti “educati” seppur pochi, invece di quelli “maleducati” che farei? Prima di tutto mi approccerei a loro con diffidenza mettendo in dubbio i loro buoni propositi dicendo a me stessa che: “se i miei genitori non mi considerano quando sono educata, perché dovrebbero farlo gli altri?” (ovviamente in modo totalmente inconscio vista la mia età). Se poi loro mentre io continuo a testare le loro reazioni alla mia maleducazione continuassero a sottolineare i miei atteggiamenti positivi, allora potrei iniziare a fidarmi e a pensare che forse esistono persone diverse dai miei genitori e che forse vale anche la pena comportarmi con queste persone in maniera diversa da come mi comporto in casa. Questo sarebbe l’inizio, se non del mio cambiamento, sicuramente della possibilità di prendere in considerazione un’alternativa a quanto ho fatto fino ad oggi.

Ora vi chiederete… “Dove vuole arrivare?”. Vorrei arrivare a riflettere con voi su ciò che diciamo e facciamo per gli atri e su ciò che gli altri dicono o fanno per noi. Tenendo in considerazione quanto detto fin qui,  ho dei suggerimenti per chi sente che qualcosa di ciò che ho scritto lo riguarda in prima persona:

  • date carezze spontaneamente, è sempre il momento buono per dire una cosa positiva all’altro;
  • chiedete carezze quando ne avete bisogno, se vi risponderanno che non sono del giusto umore per farlo, non demordete e provate di nuovo con qualcun altro, c’è qualcosa di bello in un abbraccio e nessuno è mai riuscito ad abbracciarsi da solo;
  • accettate le carezze degli altri senza svalutarle “è molto interessante ciò che hai scritto!” e dentro di voi pensate “Di sicuro l’ha detto solo per farmi contenta”;
  • rifiutate le carezze che vi svalutano e spiegate a chi vi sta di fronte il motivo per cui vi sentite svalutati;
  • date carezze a voi stessi, non è vero che “chi si loda si sborsa” piuttosto è vero che se siamo persone consapevoli conosciamo molto bene i nostri pregi e i nostri difetti e se non li accettiamo noi, chi potrà farlo?

Il tutto servirà ad ampliare la vostra capacità di essere intimi, consapevoli e spontanei sia con noi stessi che con gli altri. Il mondo potrebbe essere un posto migliore se tutti ci impegnassimo per renderlo tale.

Se avete dubbi o domande in merito scrivetemi.

Buon inizio settimana.

Comments

comments

Write a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La trasformazione delle nostre abituali carezze

Oggi volevo riflettere con voi sul significato e sull’importanza delle “carezze” che offriamo o riceviamo ogni giorno. …

La comunicazione al tempo dei social

Cosa succede quando ci mettiamo seduti dietro un pc o dietro lo schermo di un cellulare? E’ bene chiederselo visto che …

L’arte di separarsi senza perdersi: “Io non vorrei lasciarvi andare”.

Quante volte ci è capitato di “perdere” qualcuno? o di percepire un allontanamento come una reale perdita dell’altro? …